Oligopoly. Il lato oscuro di Bitcoin!

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Quando si parla dei bitcoin si mettono sempre in luce gli aspetti positivi di questa criptomoneta e gli innumerevoli vantaggi che essa, come del resto le altre altcoin dovrebbero portare all’economia mondiale (per ora solo alle tasche di miners ed exchanges).

Uno degli aspetti più inquietanti nel mondo delle criptovalute è l’analisi della distribuzione della ricchezza.
Per analizzare questo fenomeno si è andato ad utilizzare modelli noti per le monete tradizionali, che però non si sono dimostrati in grado di offrire una corretta visione di insieme e di esprimere in modo esatto quella che ad oggi è la distribuzione di queste criptomonete.
Si è così andati a cercare di analizzare la relazione fra indirizzi nella blockchain ed il contenuto in monete degli stessi.


Ciò che emerge dalle analisi è che probabilmente bitcoin è la valuta meno democratica del mondo, un vero Oligopolio delle grandi Balene (note come Whales nel gergo degli addetti ai lavori). Questa affermazione si fonda sulla distribuzione delle monete nei portafogli degli utenti, una distribuzione che mostra come la stragrande maggioranza delle monete virtuali sia confinata nei portafogli digitali di una percentuale ristretta di utenti, si parla che il 40% dei bitcoin sia in mano a solo 1000 persone totale.

I numeri comunque vanno presi con molta elasticità in quanto il  problema di fondo dei modelli di distribuzione fino ad ora applicati è che non analizzano in modo corretto il rapporto che esiste tra numero di utenti, numero di wallet e numero di indirizzi.
Tutti i modelli precedenti, infatti, si sono basati su un rapporto 1:1:1, ma è improbabile che ogni utente abbia un solo portafoglio con un solo indirizzo bitcoin. E’ più probabile, invece, che un singolo utente disponga se non di più wallet, almeno di più indirizzi e a rendere più complesse le cose ci sono gli indirizzi degli exchange che chiaramente fungono da accumulatori ed i bitcoin perduti per sempre.

Anche applicando nuovi modello di distribuzione dei bitcoin, che cercano di tenere conto della complessità dei fenomeni i risultati non sono molto migliori.
Il risultato dell’applicazione del nuovo modello mostra che il 98,3% dei bitcoin è posseduto dal 30% degli utenti più ricchi, mentre al 70% degli utenti più poveri spetta il restante 1,7% dell’ammontare totale di criptomonete disponibili.

Limitandosi a queste percentuali si potrebbe affermare che il bitcoin potrebbe essere la valuta meno democratica al mondo. C’è un altro dato da considerare però, ovvero la quota di bitcoin che consente di passare dal 70% degli utenti più poveri al 30% degli utenti più ricchi: questa quota è di soli 0,153 BTC, una soglia piuttosto bassa.

La soglia bassa ci fa capire che la percentuale della distribuzione deve essere presa con le pinze, dal momento che ci sono tantissimi utenti che posseggono solo una frazione infinitesima di bitcoin, derivata verosimilmente dai faucet e che è estremamente probabile che queste chiavi private siano state perdute visto lo scarso valore ivi contenuto.

Quello che è certo, è che la distribuzione dei bitcoin lascia molto perplessi.
La fortuna nei primi tempi ha premiato i piccoli miners (quando si minavano bitcoin con pc domestici…) e  niente poco di meno che gli ex clienti di Silk Road… l’ebay del deep web chiuso da diversi anni a causa delle attività illecite (sopratutto legate alla distribuzione di stupefacenti) che sono entrati in contatto con Bitcoin praticamente subito e hanno avuto modo in molti casi di capirne la portata prima degli altri.

In ogni caso Bitcoin ignora tutte le critiche e continua la sua corsa verso quotazioni stellari.


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